Film

FILM

  1. La piccola Lola (2004) 
  2. L'insonnia di Devi (2001)
  3. All the invisible children (2005)
  4. La guerra di Mario (2005)
  5. The italian (2005)
  6. Lezioni di volo (2006)
  7. Piccolo Archimede (1979)
  8. Fratelli (2006)
  9. I Robinson - Una famiglia spaziale (2007)
  10. La gabbianella e il gatto (1998)
  11. Dinosauri (2000)
  12. Vai e vivrai (2005)

 


LA PICCOLA LOLA (2004) 

Adottare un figlio può essere a volte un'impresa titanica, soprattutto se si decide di adottarlo all'estero. Pierre e Geraldine, giovane coppia francese, ha un sogno: adottare un bambino cambogiano. Il loro viaggio attraverso la disperazione di un paese, in cui i traffici illeciti di infanti sono all'ordine del giorno, è un'esperienza unica e indimenticabile. Riuscire a superare la prova di resistenza può mettere in crisi anche un solido rapporto. Il regista francese utilizza una commistione di fiction e documentario per denunciare una situazione molto più comune di quanto si possa pensare. I tempi sono a volte dilatati, a volte pressanti, ma la durata del film (due ore un quarto!) non riesce a scorrere senza qualche perplessità. Le stesse che appaiono nella rappresentazione degli stereotipi della povertà cambogiana, dove i francesi sembrano essere gli unici salvatori della patria. Un'opera interessante e coraggiosa nei suoi contenuti, che non aggiunge niente alla classe dimostrata altrove da Bertrand Tavernier.

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L'INSONNIA DI DEVI (2001)

Un viaggio alla ricerca della propria identità, attraverso i ricordi e le emozioni di adolescenti e adulti adottati in Italia, provenienti da altri paesi: un mosaico, intreccio di testimonianze e vite diverse, l'una lo specchio dell'altra, accomunate dall'esigenza profonda di confrontarsi con le proprie radici. Un viaggio nella memoria ma anche nell'inquietudine di non avere ricordi, di non conoscere le proprie origini. Un viaggio in India sulle tracce della propria storia e del proprio nome; la scoperta di potersi riconoscere in un luogo e nella gente; un incontro con le madri rifugiate con i loro bambini in un centro di accoglienza per sottrarsi all'abbandono dei figli. Il documentario è anche un viaggio attraverso la storia e i luoghi comuni dell'adozione internazionale, quando la diversità culturale o soltanto somatica del bambino straniero, una volta nel nuovo contesto sociale, fa paura e viene vista come qualcosa da dimenticare e di cui vergognarsi.

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ALL THE INVISIBLE CHILDREN (2005)

Fotografia della sofferenza infantile nel mondo. Attraverso sette prospettive diverse, in sette paesi diversi (Italia, Africa, Serbia-Montenegro, America, Brasile...), il comune denominatore è la condizione di degrado, incomprensione e stenti in cui molto spesso sono costretti a vivere i bambini, anche tra le mura di casa. L'infanzia rubata secondo sette registi, che prestano la loro voce ad un progetto, All the invisibile children, i cui proventi saranno devoluti al World Found Program dell'Unicef. Questo l'assunto iniziale che prosegue l'esperimento tentato con 11 Settembre, ovviamente con altre finalità. Ne esce però un film che va valutato da due punti di vista. Se lo si vede come un film "didattico", che vuole ricordare al mondo come i bambini siano diventati gli "ultimi", i dimenticati sotto molteplici cieli, l'operazione non può che meritare un consenso incondizionato. Se invece si vanno a "leggere" i singoli episodi allora ci si accorge che spesso il patetismo e un pizzico di retorica hanno preso la mano di registi altrove più asciutti e controllati. Proviamo a fare un esempio: scoprire un John Woo che ci racconta la storia di una piccola venditrice di fiori trovata da un vecchio neonata tra le immondizie e da lui allevata, messa a contrasto con la triste ricchezza di una sua coetanea non ci ricorda purtroppo (nonostante la bravura della piccola attrice) Il monello ma piuttosto una puntata strappalacrime di una soap girata ad alto livello. Proviamo allora a dire il bene e cioè a citare brevemente gli episodi meglio riusciti. Emir Kusturica ripropone il suo cinema-sarabanda con la storia di un bambino condannato a vivere con un padre brutale. Spike Lee racconta la tragedia dell'Aids che non risparmia i più piccoli anche nell'"avanzato" Occidente. Ma è soprattutto Katia Lund che centra l'obiettivo raccontando una giornata qualsiasi di bambini di strada brasiliani. La regista sa narrare pedinando i suoi protagonisti e colpirci davvero al cuore con la forza delle immagini di una miseria endemica che non sempre (fortunatamente) riesce a inaridire il cuore dei più piccoli.

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LA GUERRA DI MARIO (2005)

Mario è un bambino di nove anni che il Tribunale dei Minori ha sottratto alla famiglia perché considerato un bambino difficile. Giulia e Sandro sono una coppia di quarantenni che convivono da due anni, senza figli, che decidono di chiedere in affidamento un bambino. Viene dato loro Mario. Da quel momento la coppia va in crisi. Giulia è favorevole a una crescita del bambino priva di vincoli "educativi" mentre Sandro non riesce ad accettare questo stato di cose. Mario verrà alla fine sottratto alla coppia dal Tribunale ed affidato ad un'altra famiglia. Girato con una grande attenzione ai "non luoghi" in cui Mario viene a trovarsi (cioè luoghi che, come dice lui riguardo alla madre adottiva "non gli appartengono"). Il film è viziato però da una contraddizione di fondo. Capuano (ricordate Pianese Nunzio. 14 anni a maggio?) soffre di una sorta di sindrome di Peter Pan probabilmente acquisita ai tempi del '68 e mai più guarita. È cioè convinto che l'educazione dei bambini sia solo uno strumento repressivo messo in atto dalla società per controllare le persone. In realtà basterebbe "accogliere" i nuovi nati lasciandoli poi liberi di fare ciò che vogliono (o quasi). Così ci propone una possibile madre adottiva assolutamente permissiva e la contorna di altre figure (il suo compagno, gli insegnanti, la psicologa, il giudice) che non comprendono questa sua scelta. Peccato che neppure grandissima parte del pubblico la comprenda e la pratichi nella vita. A chi scrive è successo di assistere alla proiezione al Festival di Locarno con un gruppo di 18-22enni che concordavano sul fatto che l'affido rappresentato sullo schermo fosse di fatto sbagliato. Tutti moralisti in erba? No. Molto più semplicemente persone capaci di distinguere tra il ruolo di genitore e quello di amico accondiscendente. Capuano non c'è ancora riuscito.

 

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THE ITALIAN (2005)

Il piccolo Vanja, un bimbo di sei anni orfano sotto tutela, viene adottato da una famiglia in Italia. Tuttavia, Vanja sente che non può iniziare una nuova vita senza conoscere quella precedente e così decide di ritrovare sua madre. La ricerca della sua vera identità lo porterà a scoprire il mondo degli adulti fatto di corruzione e avidità...

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LEZIONI DI VOLO (2006)

Pollo e Curry hanno diciotto anni e poca voglia di impegnarsi a scuola e nella vita. Pollo è ebreo e figlio di un padre intransigente e una madre svampita. Curry è indiano e figlio adottivo di una psicologa emotiva e di un giornalista fedifrago. Bocciati alla maturità partono in vacanza "premio" per l'India dove, fuori dai circuiti turistici, incontreranno Chiara, ginecologa di una Onlus internazionale. Nel deserto del Thar proveranno finalmente interesse per la vita: Pollo si innamorerà di Chiara e del suo coraggio, Curry cercherà la madre naturale e le sue origini. Torneranno a casa e all'occidente col "brevetto di volo". Se l'ultimo film di Francesca Archibugi non aggiunge molto alla sua poetica dell'adolescenza, aggiornata al 2007 e ai suoi giovani con nessuna pretesa di cambiare il mondo in cui vivono, non manca di stupire perché sembra l'unico rimasto a raccontare con credibilità i ragazzi e tutto ciò che li riguarda: i gesti, il gergo e quel misto adolescenziale di vulnerabilità e sfacciataggine. Lontani da esami "mondiali" di maturità e da amori per sempre sul Ponte Milvio, lontani dall'essere intraprendenti e "fichi" dentro un filmetto di formazione che ripensa ai "migliori anni della nostra vita", i due protagonisti a lezioni di volo sono normali, prematuri e bocciati, sono ragazzi a cui bisogna dare tempo e respiro per scoprire chi sono. Archibugi torna a fissare sulla pellicola i cicli di crescita dei figli e quelli di appassimento dei genitori. Genitori ribelli e disillusi, che si misuravano coi grandi temi sociali e politici, hanno generato figli sommessi e immaturi, che si chiedono poco o nulla, difficili da lasciare andare per paura della solitudine o per paura che si facciano troppo male. Figli inconcludenti che la regista osserva senza giudicare, cercando di comprenderne il mondo. Figli che provano a crescere lontani da famiglie affettive che evitano i contrasti e che li tengono al riparo da tutto, soprattutto dalla vita. Nel cuore materno e pulsante dell'India c'è una giovane donna "normativa" che insegnerà loro regole e responsabilità, il gusto delle grandi sfide e la fatica della competizione. Archibugi riconferma i modi della commedia per trovare un respiro quotidiano a una storia di amori e dolori giovanili, di ragazzi che si sentono drammaticamente superflui e inadeguati ad affrontare i mali della crescita, che arriverà senza clamori sui tetti di Roma, centro storico prima circoscrizione. La lievità della Archibugi sostiene ancora una volta la concretezza della materia scelta: i ragazzi e il loro compito generazionale. Bentornata.

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PICCOLO ARCHIMEDE (1979)

In una villa nei dintorni di Firenze due coniugi inglesi scoprono in Guido, 7 anni analfabeta, figlio di contadini e orfano di madre, una straordinaria inclinazione alla matematica e alla musica. Una loro vicina lo porta in città. Da un racconto di Aldous Huxley, Amelio ha tratto uno dei migliori film TV della RAI, imperniato sul binomio innocenza/cultura che attraversa tutto il suo cinema. Sullo sfondo di uno splendido paesaggio toscano si muovono personaggi disegnati con raffinata psicologia. Premio per Laura Betti a San Sebastián 1979.

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FRATELLI (2006)

In seguito alla morte del padre, Anna ritrova delle carte che le rivelano l'esistenza di un fratello mai conosciuto perché adottato, nell'immediato dopoguerra, da una famiglia canadese. All'epoca i genitori di Anna, giunti dal Veneto alla ricerca di lavoro nella zona agricola bonificata a Sud di Roma, avevano trovato una realtà durissima. Il lavoro - benché duro e spossante - non permetteva loro neppure di mantenere e curare il loro figlio malaticcio e malnutrito. E alla fine anche loro come altre famiglie avevano dovuto ricorrere alle associazioni che organizzavano l'affido dei bambini. Oggi la madre di Anna, una donna ormai anziana e provata dai rimorsi, ha sepolto il doloroso ricordo di quel figlio perduto e non vuole saperne di mettersi alla sua ricerca. Ma Anna non riesce a far finta di niente e, seguendo le tracce sulle quali si era messo suo padre, dopo un drammatico confronto con il marito Tommaso, si mette in contatto con Nick De Lillo, un avvocato italo-canadese che si occupa di rintracciare bambini adottati. Anna non esita a lasciare il marito e i due figli per volare in Canada. Lì si incontra nuovamente con l'avvocato - un uomo al cui fascino non è indifferente - e con il suo aiuto riesce finalmente a rintracciare il fratello. Luca è un ex pugile indurito dalla vita e il loro incontro è inizialmente teso, circospetto, per poi sciogliersi lentamente. I due fratelli si sono riconosciuti e Anna riesce finalmente a gettare una nuova luce sui ricordi della propria infanzia.

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I Robinson - Una famiglia spaziale (2007)

Il piccolo Lewis, viene abbandonato alla nascita alle porte di un orfanotrofio. Dodici anni dopo è ancora in attesa di una famiglia: ha fatto ben 124 incontri con coppie che cercavano un bambino da adottare, tutti falliti, per le invenzioni un po’ pazzerelle (e mai funzionanti) con cui Lewis si presentava a loro. Decide così che l’unica donna che può capirlo ed amarlo per quello che è, è colei che gli ha dato la vita, ma non ha nessuna informazione che lo possa aiutare in questa ricerca. Incontra, apparentemente in modo casuale, un ragazzino (Wilbur Robinson) che viene dal futuro e che lo porta con sé. Là, nel futuro, Lewis incontra se stesso adulto, scopre di avere una famiglia stravagante e numerosa e di essere diventato un inventore di successo, con il motto “avanti, sempre avanti”. Con Wilbur, ormai diventato amico, vive molte avventure fatte di macchine del tempo, di battaglie con un cattivo (l’uomo con la bombetta ) che cerca in tutti i modi di ostacolarlo e di rubargli le invenzioni. Strappando una promessa a Wilbur, Lewis riesce anche a tornare nel passato per rivedere il momento dell’abbandono ed avere la possibilità di incontrare la madre. Ma alla fine tornerà nel suo tempo, dove ad un concorso per giovani inventori verrà notato da una coppia di stravaganti scienziati che deciderà di adottarlo all’istante.

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La gabbianella e il gatto (1998)

Zorba è un gatto, attivo nella lotta contro i topi che infestano il porto della città in cui vive, in compagnia degli amici di specie che lo aiutano in questa guerra. Un giorno il destino lo fa incontrare con un uovo di gabbiano, quest'ultimo viene deposto da una giovane gabbiana in fin di vita a causa dell'inquinamento delle acque in cui viene a trovarsi a causa della rottura di una petroliera. Prima di morire l'uccello affida a Zorba il compito di crescere, sorvegliare ed insegnare a volare al futuro cucciolo sopravvissuto. Il gatto imparerà così il senso dell'amicizia e della comprensione verso i diversi, coinvolgendo gli amici e il suo amore Bobulina nel compito di accudire la gabbianella, che alla fine imparerà a volare.

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Dinosauri (2000)

Un uovo di iguanodonte viene perduto dalla madre, come tanti altri dinosauri della zona, in fuga da un carnotauro. Viene preso da un oviraptor, che ha intenzione di mangiarlo, ma lo perde. Quest'uovo arriva, anche per mezzo di uno pteranodonte, in un'isola popolata da lemuri, che lo accolgono e lo chiamano Aladar. Un giorno un meteorite cade sulla Terra, costringendo Aladar e i suoi compagni a emigrare. Nel suo viaggio incontra e si integra con un branco di dinosauri, guidati dagli irremovibili Kron, fratello di Neera (iguanodonte che attrae Aladar) e da Bruton. Aladar e i suoi amici dovranno affrontare vari ostacoli (caratterizzati principalmente dalle apparizioni dei carnotauri) prima di giungere ai Terreni di Cova, intenzione del branco.

« Nessuno di noi sa quali mutamenti, piccoli o grandi, ci attendono. Una sola cosa è certa: il nostro viaggio non è terminato! Possiamo solo sperare che in qualche modo, in piccola parte, il nostro passaggio su questa terra, venga ricordato per sempre. »

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Vai e vivrai (2005)

1984. Centinaia di migliaia di Africani trovano rifugio nei campi profughi in Sudan. Gli Israeliani, con l`aiuto degli Americani, portano in salvo gli etiopi di origine ebrea, i Falasha. Un bambino viene salvato dalla madre che lo fa salire su un convoglio facendolo passare per ebreo. Verrà adottato da una famiglia israeliana e crescerà con il desiderio di rivedere la madre misto al conflitto interiore dato dalla consapevolezza della non appartenenza. Un film dal soggetto apparentemente complesso quello del regista di quel piccolo gioiello che è stato "Train de vie". Capace però di toccare ancora una volta il cuore degli spettatori grazie all`estrema partecipazione che mostra nei confronti dei due piani della narrazione. Sul versante sociale Mihailehanu è impietoso nei confronti degli israeliani più retrivi che nascondono la loro xenofobia dietro l`uso distorto della parola divina. Sul piano più privato mostra una grande delicatezza nel descrivere la crescita di un ragazzo adottato desideroso, al contempo, di integrarsi ma anche di ritrovare la propria madre. Quella madre che lo aveva fatto partire assegnandogli un mandato: "Và e diventa"

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